domenica 22 dicembre 2013

Recensione: Quando la notte di Cristina Comencini

Titolo: Quando la notte
Autore: Cristina Comencini
Editore: Feltrinelli
Pagine: 203 pag.
Collana: I narratori
ISBN: 9788807017902

Trama: È estate, Marina è in montagna con il figlio piccolo, sola di fronte alla propria incapacità di essere la brava madre che dovrebbe, che vorrebbe, essere - una sensazione che si affanna a nascondere alla famiglia e persino a se stessa. Il suo padrone di casa, Manfred, è un montanaro rude e silenzioso, che nasconde con la ruvidezza il trauma di un doppio abbandono: quello della madre e quello della moglie, che gli ha portato via anche i figli. Il figlio di Marina accidentalmente cade dal tavolo, il sangue scorre, lei è incapace di reagire. Manfred salva il bambino e scopre il "segreto" di quella donna che ha continuato a spiare: Marina non è in grado di accudire il suo bambino. Ben presto però anche Manfred viene smascherato come l'uomo traumatizzato e angosciosamente solo che è: lo smascheramento è tanto più doloroso perché avviene dopo un incidente (in montagna, là dove lui dovrebbe sentirsi più sicuro e forte) nel quale rischia di perdere la vita ma viene salvato da Marina. Per un attimo lunghissimo sono stati l'uomo e la donna che si guardano, si sfidano, si desiderano - e forse si vogliono morti, tanto è intollerabile e estremo il loro desiderare.

Voto: 4.5/5

La mia recensione:

Io non so cosa dirvi su questo libro. Non lo so, mi ha stregata, non tanto per la storia che è solo una storia, quanto per il modo di scrivere di Cristina Comencini. Non ho letto nient'altro di suo, non so se è un modo di scrivere legato solo a questo libro oppure lei scrive così sempre, ma questa sorta di flusso di pensieri, questo mix tra descrizioni, emozioni e pensieri mi è piaciuto tantissimo.

Ho detto che questa è "solo una storia", perché la realtà e l'umanità di questi personaggi non ti fanno legare alla storia in sé, anche se c'è quel pizzico di intrigo che ti spinge fino alla fine. Ho ritrovato quella lieve sensazione spiazzante che avevo trovato in "La solitudine dei numeri primi", quella realtà che sai che "sarebbe dovuta finire così".

Perché quella raccontata dalla Comencini è una storia umana. La storia di Marina, madre sola e sul soglio di un esaurimento, che non riesce ad accudire il piccolo Marco, perché l'insicurezza e la paura la comandano. Dall'altra parte Manfred, quasi misogino, che è stato abbandonato da tutte le donne della sua vita e sa che Marina non è una "buona madre".

Il bello di questo libro è la lieve suspance che ti crea, perché sei sempre convinto che qualcosa debba accadere e invece di fatto, non accade nulla. Trovo che sia così azzeccato, a me è capitato diverse volte che sentissi l'aspettativa in alcune situazioni, ma che poi non si risolvessero. Così come quella voglia che hanno l'uno dell'altra, che nasce dopo molti conflitti interiori e non espressi, si sfuma, rimandandola a un futuro.

Un futuro che la Comencini racconta ed è incredibile come due adulti, con figli adolescenti, riescano ad apparire giovani di vent'anni almeno, perché l'amore è amore a tutte le età. È un libro che NON consiglio a chi ama le descrizioni dettagliate, i libri lineari, la trama che segue una linea retta, toccando tutte le questioni in sospeso, perché questo libro non è così.

Sono sincera, credo che alla fine il mio voto dipenda solo dalla scrittura della Comencini. Io ne sono rimasta affascinata, sul serio, spero sinceramente che anche gli altri libri siano così.

Vi segnalo inoltre il film (che ho visto!), omonimo, girato dalla stessa scrittrice. È una trasposizione perfetta, anche se la Pandolfi non mi ha convinto. Non so, la vedo una donna "troppo forte" per poter essere una buona Marina. Filippo Timi, invece, è stato un fantastico Manfred.

2 commenti:

  1. M'ispirava. E anche il film :)

    RispondiElimina
  2. Non avevo mai sentito parlare di questo libro o.O Se ti interessa ti ho taggto qui :D http://neversaybook.blogspot.it/2013/12/tag-naughty-or-nice.html

    RispondiElimina